Per Soldato Jane scende in campo (anzi, sul set) Ridley Scott, ovvero quella che si definisce una “signora firma” del cinema hollywoodiano. Per darvi un'idea, eccovi qualche titolo: i due cult-movies fantascientifici Alien e Blade Runner, il poliziesco Black Rain, il road-movie Thelma & Louise e, per l'anno 2000, il clamoroso sequel de Il silenzio degli innocenti, Hannibal, e il kolossal (imminente in Italia) Gladiator, ambientato nell'Antica Roma. Perché questa premessa? Perché sinceramente questo film convenzionalissimo ed epico-militarista appare come un passo falso compiuto da questo abile regista, grande creatore di suspense, sempre in bilico tra azione e capacità introspettiva. Soldato Jane, ovvero come narrare le gesta e le capacità di sopportazione di una soldatessa avvenente e decisa, il tenente Jordan Jane O'Neil (Demi Moore) che, da analista topografico al servizio della Marina degli Stati Uniti, si candida ad entrare nei Navy Seals, Cioè, i “nostri” Lagunari, per capirci. Ma molto, molto più cattivi. Almeno a quanto ci racconta Hollywood. Una donna nei Navy Seals? Ma che bella notizia per la stampa, e soprattutto che bella campagna politica per una vecchia senatrice femminista, De Haven (Anne Bancroft), che con questa vicenda può trarre vantaggi elettorali e sfrutta l'immagine di Jane finché le serve. Il soldato Jane torna utile a qualcuno, quindi, ma dà fastidio ad altri: al sistema militare, alle stesse alte leve della Marina. L'eroina va boicottata e quale arma migliore può esserci se non affidarla all'addestramento sadico ed esasperante dell'istruttore maggiore John Urgayle (Viggo Mortensen)? Jane supererà le titubanze, gli sfottò, la diffidenza dei compagni, si raperà a zero, berrà qualche birra di più, si lancerà in turpiloqui “fallocratici” e – voila! – arriverà alla vittoria personale. Un Ufficiale e Gentiluomo in versione femminile che convince solo i maschietti, per un precipuo motivo: perché ai pettorali di Richard Gere si sostituisce il marmoreo corpo della bella protagonista. Tutto qui. In DVD il film, realizzato dalla Cecchi Gori, dichiara guerra ai sottotitoli. Non ce n'è l'ombra. La cosa appare grave per il fatto che la casa toscana si è finalmente decisa ad inserire l'audio in lingua originale, oltre a quello italiano. Il messaggio è chiaro: o sapete alla perfezione l'inglese o sono fatti vostri. Per il resto, il disco offre lo standard Cecchi Gori: la trama con riferimento alle scene, il trailer cinematografico, i ruoli, i crediti del film, la superflua opzione Top 6 e – questo sì, un pacchetto utile – note biografiche e filmografiche sul regista e sui protagonisti. Se un giorno appariranno anche i sottotitoli e qualche speciale dietro-le-quinte le critiche lasceranno posto agli applausi.
|